L'ansia colpisce a livelli più o meno gravi il 50% della popolazione italiana. Due donne su tre. Per periodi brevissimi o per tempi lunghissimi, manifestandosi con diversi sintomi che possono andare dalla semplice inquietudine sino a malattie vere e proprie come la colite, l'insonnia. Spesso è accompagnata dalla depressione.
Dall'ansia si guarisce, con l'ansia si può convivere. È dunque un fenomeno che possiamo definire complesso ma che per quello che costa, in termini privati e pubblici è certamente un tema di grande interesse. Avere l'ansia, significa vivere male, amare male, lavorare male, creare male. Grandissimi dibattiti e ricerche sono aperti sull'uso di diverse terapie, sia psicologiche, che farmacologiche o naturali.
Come tante sono le forma d’ansia, tante possono essere le forme di cura, che si possono anche incrociare tra loro. In fitoterapia e in generale nelle terapie naturale, è data grande importanza, alle erbe officinali, all’alimentazione, agli oli essenziali, per affrontare l’ansia e i fenomeni ad essa legati. E voi ansiosi di questo blog, qual’è la vostra storia: benzodiazepine o camomilla ? Massaggio ayurvedico o terapia psicoanalitica ? Parliamone.
lunedì 16 giugno 2008
Come curare l'ansia in maniera naturale
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Depressione, cura con incenso previene l'ansia
L'incenso potrebbe essere importante nella cura dell'ansia e, di conseguenza, nel prevenire possibili stati di depressione. Questa la conclusione di uno studio multicentrico condotto da alcuni ricercatori della Josh Hopkins University di Baltimora e della Hebrew University di Gerusalemme. In base ai dati ottenuti fino ad ora, pubblicati sulla rivista The FASEB Journal (The Federation of American Societies for Experimental Biology - Giugno 2008), una particolare sostanza rilasciata dall'incenso ardente è in grado di allevia l'ansia e la depressione.
La sostanza utile per la cura dell'ansia è il franchincenso, un elemento dell'incenso costituito dalla resina della Boswellia, una pianta medicinale molto comune in Etiopia, in Egitto e nello Yemen. Secondo i ricercatori, l'incenso agisce su particolari aree del cervello coinvolte nelle emozioni riuscendo ad alleviare la depressione e gli stati d'ansia.
In una fase della sperimentazione, i ricercatori hanno iniettato in alcuni topolini una particolare molecola presente nel franchincenso, l'incensolo acetato. Dopo la somministrazione dell'incensolo acetato si è potuto osservare un fatto interessante, la molecola incrementava la produzione della proteina Trpv3, una proteina presente naturalmente nel cervello dei mammiferi.
Arieh Moussaieff, coordinatore dello studio condotto presso la Hebrew University di Gerusalemme, spiega che i risultati ottenuti indicherebbero l'incensole acetato, e i suoi derivati, come potenziale alternativa al trattamento farmacologico tradizionale nella cura della depressione e degli stati d'ansia.
Attualmente i ricercatori non sono a conoscenza dell'esatto ruolo della proteina Trpv3, alcuni studiosi ritengono possa essere coinvolta nella capacità di percepire il calore e, secondo l'attuale ricerca, potrebbe essere anche responsabile del controllo dell'ansia e della depressione.
Per quanto riguarda l'uso della molecola dell'incensolo acetato nella cura della depressione e dell'ansia bisognerà attendere i risultati di ulteriori ricerche che dimostrino l'efficacia anche sull'uomo. Per il momento possiamo continuare ad usarlo in modo tradizionale (bruciandolo), anche così favorisce il rilassamento e di conseguenza aiuta ad attenuare gli stati d'ansia.
Sebbene nella "medicina alternativa" la resina della Boswellia (pianta dell'incenso) si è dimostrata efficace come antinfiammatorio, antireumatico (inibisce la 5 lipoossigenasi che stimola la produzione di leucotrieni), riduce il dolore ed il gonfiore articolare ed aiuta a ristabilire una buona funzionalità articolare, è bene ricordare che, per evitare spiacevoli effetti collaterali, è importante rivolgersi ad un omeopata autorizzato. Particolare cautela bisogna avere anche nel periodo della gravidanza, considerato che l'olio di incenso è emmenagogo (una sostanza che aumenta il flusso mestruale), è preferibile non farne uso soprattutto nei primi 3 mesi di gravidanza.
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Mangiare fa bene ad ansia e depressione
Mangiare fa bene
ad ansia e depressione
Inutile sentirsi in colpa se, per superare momenti di tensione, ci si butta sul cibo. Mangiare è un'arma antistress prevista dalla Natura. Ricercatori dell'University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, Usa hanno dimostrato che i livelli dell'ormone della fame, grelina, si impennano non solo in risposta al bisogno di cibo, ma anche come reazione allo stress indotto da ansia e depressione.
Il meccanismo funziona come un «pronto intervento» antistress, ma ha un effetto collaterale: il bisogno di mangiare di più e, di conseguenza, il rischio di ingrassare. Il sistema grelina «coordina le risposte allo stress nel loro complesso», ed è legato «all'umore e ai livelli di energia». In altre parole, mangiare rilassa e fa sentire più forti.
PIERCING
Presto una direttiva
dal Ministero
Dopo l'episodio della donna di Merano in gravissime condizioni per essersi fatta appplicare un anellino al sopracciglio, al ministero del Lavoro e Salute si fa strada l'ipotesi di emanare una normativa nazionale sul piercing che fissi principi e criteri per l'esercizio di questa attività. Si ricorda inoltre alle Regioni la circolare ministeriale del 1999 su tatuaggi e piercing che prevede corsi di formazione obbligatori.
BAMBINI
Pipì a letto
Decalogo per i genitori
Una percentuale tra il 5 e il 10% dei bambini presenta perdite di urina di giorno o di notte di carattere «funzionale». Emerge dal convegno all'ospedale Bambino Gesù di Roma, che ha riunito oltre 100 esperti mondiali. Rara ma più difficile da curare è l'incontinenza organica, causata da una malformazione congenita delle vie urinarie o del sistema nervoso (estrofia vescicale, anomalie anorettali, spina bifida). Dal convegno è uscito anche un utile decalogo: 1. parlare dell'incontinenza, senza vergogna, con il tuo dottore e i tuoi familiari; 2. sapere che è frequente (di giorno o notte): almeno 2 in una classe scolastica; 3. tenere presente che l'enuresi di notte è uno dei più pesanti fardelli per un bambino; 4. affrontare l'enuresi di notte solo dopo aver risolto eventuali problemi di giorno; 5. indagare la stitichezza; 6. spiegare bene cosa succede nella vescica (contrazioni sono causa di urgenza); 7. essere tolleranti (genitori) e mai punitivi 8. far bere per tutto il giorno, non solo la sera 9. far svuotare vescica e intestino in relax e con postura corretta; 10. incoraggiare il bambino e non farlo sentire solo.
CERVELLO
Messo a punto sistema
per misurare il coma
Ricercatori dell'Università di Liegi hanno messo a punto un sistema per misurare il grado di attività cerebrale in persone che hanno subito un forte trauma al cervello. Ciò permetterebbe di costruire un metro che permetta di valutare la possibilità di recupero dei pazienti e anche la loro eventuale uscita dallo stato di coma.
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venerdì 16 marzo 2007
Perché i bravi ragazzi non piacciono alle donne?
Perché i bravi ragazzi non piacciono alle donne?
Bravi ragazzi: troppo scontati e prevedibili? Appuntamenti rimandati all'ultimo momento senza una spiegazione, ore passate a chiedersi perché lui è sparito all'improvviso, notti in bianco trascorse a piangere, ripensando a quella cosa che lui ha detto o ha fatto che ci ha ferito così tanto ... Alcune persone finiscono per scegliere solo da partner sfuggenti e non disponibili sentimentalmente, mentre respingono con decisione partner affettuosi e disponibili a costruire qualcosa. Queste persone amano solo chi non le ama e desiderano solo chi non li desidera. I partner affidabili e sinceri, i cosiddetti "bravi ragazzi" vengono considerati noiosi e scontati mentre gli uomini inaffidabili e sfuggenti vengono visti come partner eccitanti e affascinanti. I "bravi ragazzi" non interessano perché percepiti come troppo "normali": si sta bene in loro compagnia, ma non ci sono brividi, non c'è passione e non ci sono emozioni forti. Il batticuore e i brividi si provano invece per gli altri, uomini complicati e imprevedibili del cui amore non si è mai certe. Uomini che hanno sicuramente meno qualità ma che hanno il grande merito di farci sentire vive. E allora che fare? Rinunciare alla passione oppure vivere un rapporto passionale ma che ci fa soffrire? Perché i partner inaffidabili affascinano di più? La passione, infatti, si nutre di incertezza e di fantasia e nelle relazioni difficili la componente immaginativa gioca un ruolo di primo piano. Sul partner irraggiungibile (perché sposato con un'altra, non disponibile sentimentalmente, ecc) si possono proiettare tutte le nostre fantasie senza confrontarle con i limiti della realtà. Per esempio, all'uomo taciturno e sfuggente posso attribuire chissà quali pensieri profondi e immaginare che abbia chissà quante cose da dire, mentre se lo conoscessi meglio di più, potrei scoprire che non è così interessante come credevo. Proprio perché è una relazione instabile, dove manca una vera quotidianità e una vera condivisione, io posso fantasticare sul che come sarebbe se (se lui lasciasse finalmente la moglie/ si rendesse conto di amarmi/ trovasse un lavoro, ecc). Ma a volte la fantasia è molto più eccitante della realtà:niente routine, niente calzini sporchi da raccogliere, niente discussioni sulle bollette da pagare. La fantasia dell'"io ti salverò/ io ti conquisterò". Imprevedibilità ed eccitazione. Al contrario le costanti attenzioni e la disponibilità di un fidanzato o di un uomo innamorato vengono date per scontate e considerate troppo prevedibili. Una paziente spiegava così la sua motivazione di lasciare il suo fidanzato per un uomo inaffidabile e infedele:" G. (il fidanzato) mi dava sempre il 100%, faceva per me moltissime cose ma io non lo apprezzavo, anzi non ci facevo quasi più caso. Però quando capitava che non riuscisse a darmi il 100% e mi dava, per esempio, l'80% io mi arrabbiavo e mi risentivo perché ormai mi ero abituata alle sue attenzioni. Le consideravo un mio diritto. Invece P. (l'altro) mi dava solo il 10% e non si sarebbe mai sognato di fare per me quello che faceva il mio fidanzato. Ma quando mi dava il 30%, beh, allora era fantastico!". Con il bravo ragazzo non c'è suspence: telefona quando ha detto che avrebbe chiamato, mantiene le sue promesse, dice quello che pensa. Con lui non bisogna arrovellarsi per sapere se è veramente uscito con gli amici o con un'altra donna o tormentarsi per cercare di capire quello che prova per noi. Può sembrare strano, ma sono proprio l'imprevedibilità, la tensione, l'attrazione per quello che non si può avere, che caratterizzano i rapporti difficili, a creare un clima di eccitazione che favorisce il sesso e la passione. Ed è questa una delle ragioni per cui gli amori impossibili sono molto coinvolgenti dal punto di vista sessuale. Se la persona amata è poco disponibile e sfuggente, i momenti con lei vengono vissuti con grande intensità: ogni incontro è un incontro rubato, potrebbe essere l'ultimo. In una relazione "più tranquilla" l'intensità emotiva è sicuramente minore: proprio perché non ci sono abissi di dolore, non ci possono essere neanche delle vette di gioia. La relazione offre un dolce senso di benessere e di appagamento a cui ci si abitua anche fin troppo facilmente e che viene interpretato come "mancanza di emozioni", "noia" o "troppa tranquillità". Ma è davvero così? Le cose più importanti per noi, spesso sono quelle a cui pensiamo di meno: per esempio, alla nostra salute. Nessuno apprezza veramente il fatto di essere sano prima di essere stato malato. E spesso ci accorgiamo del valore di una cosa o di una persona solo quando la perdiamo. Quando il cuore ti porta in una direzione sbagliata.. Dottoressa Anna Zanon |
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COME AFFRONTARE L'ANSIA DA PRESTAZIONE SESSUALE
COME AFFRONTARE L'ANSIA DA PRESTAZIONE SESSUALE
| La vita sessuale di un individuo contribuisce a mantenere il suo equilibrio psico-fisico. Per tale motivo, quando non viene vissuta con tranquillità, sorgono problemi sia psicologici che fisici. | ||
| Dott.ssa Maria Rosa Greco Psicologo clinico e Psicoterapeuta della Gestalt | ||
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Come affrontare l’ansia e la paura
Come affrontare l’ansia e la paura
Rassicurare anche con il contatto fisico
Se ci sembra che il malato sia in una condizione di ansia o di paura, possiamo rassicurarlo spiegandogli che capiamo quello che prova, ma che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Se sembra che il malato non capisca quello che stiamo dicendo, possiamo forse stringergli una mano, oppure mettergli un braccio attorno alle spalle. Nel caso di allucinazioni che lo spaventano, è meglio non far finta di vederle, ma nemmeno cercare di convincerlo che non esistono.
Rispondere ai sentimenti che esprime
I malati di demenza possono avere difficoltà ad esprimersi: quello che dicono può non essere la vera causa dell'ansia o della paura. Per esempio, se il malato è spaventato e continua a chiedere: «Quanto tempo?», possiamo intenderlo come "Quanto tempo manca al pranzo?". Invece potrebbe significare "Quanto tempo rimani fuori?" oppure "Quanto tempo riuscirai ancora ad aver cura di me?". Meglio conosciamo il malato, tanto più facile sarà capire che cosa cerca veramente di dire. Possiamo comunque sempre rispondere all'emozione che esprime, dandogli sicurezza e dimostrandogli quanto è importante per noi.
Se possibile, distrarre il malato
È esperienza comune che se si riesce a distrarre il malato, egli dimentica la paura o l'ansia. È invece spesso difficile conoscerne la ragione, ma se crediamo di sapere quale sia la causa alla base della sua inquietudine, possiamo per prima cosa cercare di rimuoverla (ad esempio togliendo un soprammobile, un poster o uno specchio, riducendo il numero delle persone presenti nella camera, migliorando l'illuminazione per eliminare le ombre, ecc.). In alternativa, può essere utile allontanare il malato dalla possibile situazione di paura.![]()
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lunedì 26 febbraio 2007
Cenni sul Training Autogeno per sconfiggere lo stress
Attualmente, noi viviamo in un' epoca caratterizzata da fatica, stress e tensioni che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Sembra quindi impossibile concedere qualche pausa di rilassamento al nostro corpo e alla nostra mente. Eppure il Training Autogeno (T.A.) è stato studiato apposta per questo, e consente di raggiungere il totale rilassamento fisico e psichico, aiutandoci a ritrovare l'autostima, tramite una serie di esercizi da svolgere mentalmente e assumendo (come vedremo più avanti) delle ben determinate posizioni. Il training autogeno è un po' come un'isola su cui potete rifugiarvi quando avete bisogno di staccare la spina, di riprendere contatto con i vostri desideri, di liberarvi dallo stress; é un "metodo di autodistensione"; é una tecnica di rilassamento profondo che porta ad allontanarsi temporaneamente dalla realtà. Immaginate che il vostro atteggiamento abituale sia come un vestito: il training autogeno vi permette di toglierlo per un momento e di vedere cosa c'è sotto. Vi permette cioè di percepire le sensazioni che provereste se non foste pressati da doveri, impegni e necessità. Fuggire ogni tanto sull'isola è un modo per diventare più padroni di sé, che è la condizione indispensabile per sopportare e superare le tensione o per prendere decisioni importanti. La strada che porta su quest'isola è fatta di facili esercizi che coinvolgono soprattutto il pensiero: niente ginnastica, basta ripetere nella mente alcune frasi con la massima concentrazione. Le parole che direte (per esempio "Mi rilasso" o "Le mie gambe sono pesanti") susciteranno in voi sensazioni fìsiche come pesantezza, calore o freschezza, che vi faranno raggiungere uno stato di calma psichica e di rilassamento muscolare. E come se, con il pensiero, faceste un massaggio al vostro corpo e alla vostra anima: più spesso ripetete questo massaggio, più ne sentirete i benefici. Chi pratica con costanza il training diventa meno sensibile agli stimoli stressanti, quelli che a lungo andare provocano vari disturbi, dalle contrazioni muscolari (in particolare nella zona delle spalle), alla tachicardia. Perche gli esercizi siano efficaci, però, dovete imparare a eseguirli correttamente. Dovete addestrarvi con costanza e fiducia. E poi potrete farli ovunque vi troviate, anche in ufficio..
Richiedono poco tempo, basta avere una sedia e trovare un angolo un po'appartato.
Lo stress
Al giorno d’oggi, lo stress è la malattia del secolo: sono stressati gli impiegati, le mamme, gli studenti, i nonni e perfino i bambini.
Lo stress, se presente in giusta quantità, è NECESSARIO alla nostra vita: infatti, se immaginiamo di dover affrontare un esame, è lo stress che ci spinge a dare il meglio di noi per ottenere una prestazione ottimale. E’ però necessario tenerlo sotto controllo perché non diventi nocivo.
Lo stress è un messaggio del nostro corpo che va ascoltato: solo così capiremo cosa il nostro corpo vuole comunicarci e potremo fare un passo in direzione del nostro benessere personale.
La medicina Psico-somatica, attribuisce allo stress una vasta gamma di sintomi e di reazioni fisiologiche. Gli stimoli che danno origine allo stress, possono essere di varia natura: rumore, suoni, luce, caldo, freddo, tensioni familiari, relazioni difficili e disturbate,angosce, paure, ecc.
Il nostro organismo risponde allo stress in 3 fasi:
1) DI ALLARME: in questa fase il nostro organismo riconosce lo stimolo (per esempio la ventola rumorosa di un computer) e cerca di adeguarsi ad esso. Così “sentiremo” il rumore continuo e fastidioso solo se qualcuno ce lo farà notare.2) DI RESISTENZA: in questa seconda fase, che segue a quella di allarme, il nostro corpo e la nostra psiche intervengono attraverso una serie di reazioni che coinvolgono tutto il nostro sistema per cercare di “combattere” il fastidioso rumore.3) DI ESAURIMENTO: in questa ultima fase, se lo stimolo stressante persiste, l’organismo esaurisce le energie richiamate per fare resistenza, e si instaurano delle risposte organiche e psicologiche complesse quali: ansia, panico, insonnia, depressione, affaticamento, cefalea, palpitazioni, sudore, perdita di memoria o di concentrazione, tensione muscolare, disturbi sessuali (vaginismo, impotenza, eiaculazione precoce), ecc.
Trascurare i sintomi da stress, in molti casi può portare ad una cronicizzazione dei disturbi.
Se avvertite i sintomi elencati nella fase di esaurimento, se siete irascibili e vi alterate per nulla, se faticate a prendere sonno mentre la vostra mente continua a “pensare”, il Training Autogeno vi può essere di grande aiuto. La causa è in genere psico-somatica, ovvero un insieme di reazioni psicologiche ed organiche associate.
La terapia quindi, non può rivolgersi esclusivamente alla cura di un aspetto tralasciando l’altro: man mano che la cura “allevia” le cause più profonde del nostro malessere, anche i sintomi esteriori andranno via via scomparendo.
Cos'è il Training Autogeno?
Il Training Autogeno, ideato da J.H. Schultz, è il più famoso metodo di autodistensione e di rilassamento, finalizzato al recupero energetico, ad eliminare ansia,insonnia, stress, ed utilizzato per aumentare le prestazioni psicofisiche in ogni settore. Un allenamento regolare al T.A. è inoltre indicato per curare numerose patologie psicosomatiche, e può essere utilizzato per liberare le forze di autoguarigione, superare blocchi e difficoltà mentali, eliminare abitudini nocive e dipendenze (fumo, alcol, bulimia, ecc.).
Il T.A. è inoltre uno strumento utile alle persone “sane” nella vita di tutti i giorni per riscoprire, conservare e migliorare la propria capacità di essere individui armonici e sereni.
Lo stress, la depressione, la nevrosi, l’insonnia, l’irritabilità, il panico, sono parole entrate nel linguaggio quotidiano e che richiedono un’urgenza di intervento.
La DISTENSIONE è divenuta un’esigenza.
Il Training Autogeno: Per cosa e per chi
Quali problemi risolve
Con il T.A. si impara ad avere più sicurezza e fiducia, ad essere più calmi e distesi ed a scaricare meno le tensioni sui vari organi, infatti si hanno efficaci interventi sui disturbi psicosomatici.
A causa di disagi psicologici, spesso si hanno i seguenti disturbi:
-gastro-intestinali (ulcera, colite, gastrite, stitichezza, diarrea, calcolosi);
-respiratori (asma, rinite, bronchite);
-della pelle (irritazione cutanea, eczema);
-dell'attenzione (cefalea, insonnia);
-cardiocircolatori (tachicardia, ipertensione);
-sessuali (frigidità, impotenza, eiaculazione precoce).
A chi serve in Training Autogeno
A tutti e sempre.
Non serve solo a chi sta male, ma anche a chi sta bene, per imparare a stare meglio.
A chi desidera potenziare al massimo le proprie prestazioni sia fisiche che mentali, nel lavoro, nello studio e nei rapporti.
Il T.A. ha la funzione di far raggiungere alle persone una situazione di benessere fisico e psichico; serve per aiutare a vivere meglio lo stress della vita quotidiana, ad avere una visione più positiva dei problemi.
A me che sono adulto, servirebbe perchè...
- Sono ansionso
- Sono depresso
- Sono stanco senza motivo
- Sono più triste di quanto non sarebbe giusto
- Soffro di insonnia
- Mangio troppo
- Bevo troppo
- Mangio poco
- Mangio normalmente ma ingrasso
- Mi sveglio durante la notte
- Mi sveglio stanco come se non avessi dormito
- Somatizzo, cioè soffro di disturbi di tipo psicogeno
- Mi sento fragile e insicuro
- Ho paura del futuro
- Ho paura della solitudine
- Ho paura delle malattie e della morte
- Sono introverso e faccio fatica a stabilire rapporti sociali
- Considero la mia vita ormai inutile
- Non ho più desideri sessuali
- Non sopporto più mia moglie/mio marito
- Sono irritabile e permaloso
- Soffro di ipertensione arteriosa
- Soffro di malattie della pelle
- Soffro di incontinenza "nervosa"
- Desidero migliorare il mio benessere psicofisico ed avere una piacevole sensazione di me stesso.
A me che sono giovane, gioverebbe per uno dei seguenti motivi...
- Migliorare la capacità di memorizzazione e di concentrazione
- Migliorare il rendimento scolastico
- Migliorare il rendimento sportivo
- Migliorare il rendimento lavorativo
- Migliorare il mio aspetto estetico
- Superare la timidezza
- Sentirmi meno stanco e più vitale
- Sentirmi più sicuro di me stesso
- Avere un rapporto migliore con gli altri
- Migliorare il mio rapporto di coppia
- Risolvere i miei disturbi psicosomatici
- Superare l'ansia e le paure.
Come sportivo dovrei apprenderlo per...
- Controllare meglio il mio tono muscolare
- Recuperare più in fretta le energie
- Controllare l'emotività prima della gara
- Imparare a visualizzare il percorso o le varie fasi della gara
- Saper padroneggiare e dosare lo sforzo atletico
- Prefiggermi dei risultati precisi da conseguire
- Mantenere inalterato il senso di fiducia nelle mie possibilità.
Coraggio e autostima sono le componenti essenziali per l'attività sportiva ed esse si conseguono se si riesce a plasmare la personalità con i corretti "atteggiamenti positivi".
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