Disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo-ossessivo-compulsivo viene definito dal "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" (DSM-IV, 1994) come un disturbo d'ansia caratterizzato da ossessioni e compulsioni.

Per ossessione si intende precisamente un pensiero ricorrente e pervasivo che il soggetto giudica come eccessivo e inappropriato, ma al quale non riesce a sottrarsi. È un pensiero intrusivo, è cioè egodistonico.

Per compulsione si intende invece una particolare azione, spesso ripetitiva e inadeguata, una sorta di rituale stereotipato che il paziente mette in atto al fine di ridurre l'ansia e il disagio dovuti alle ossessioni. Queste possono riguardare diverse tematiche come la contaminazione, il perfezionismo, l'ordine, il controllo.

Le compulsioni possono implicare il lavarsi, il contare, il ripetere parole e numeri in silenzio, tanto che il soggetto, ad esempio, può arrivare a lavarsi le mani continuamente durante il giorno al fine di ridurre il timore legato all'ossessione della contaminazione.

Il disturbo viene riconosciuto come tale solo se compromette il normale ritmo delle attività quotidiane e il funzionamento sociale e lavorativo del soggetto e se non può essere meglio giustificato da altri disturbi d'ansia o da malattie psichiatriche dovute a condizioni mediche generali.

Il disturbo ossessivo-compulsivo non è da confondere con il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

[modifica] Trattamento

Secondo la letteratura basata sulle evidenze cliniche, le tecniche cognitive-comportamentali si sono dimostrate le più efficaci tra le psicoterapie nella cura del disturbo.

In diversi trial emerge l'efficacia anche in abbinamento agli psicofarmaci. Tuttavia rispetto alla mera somministrazione di psicofarmaci, il trattamento psicoterapico cognitivo-comportamentale riduce significativamente le ricadute.

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