Cure definitive per l'ansia

Mi sembra di vedere le vostre facce mentre pensate: finalmente c’è qualcuno che mi dirà se si può guarire definitivamente dall’ansia oppure no.
Okay. Le cose stanno così: dipende.
Scusate per il preambolo (che non è il massimo per una persona ansiosa), arriverò subito al punto e poi approfondirò alcune cose.
Prima di tutto non esiste un solo tipo di disturbi ansiosi e non esiste una sola causa per l’ansia.
Le risposte dipendono in massima parte dal tipo di cura che si intraprende, e da quanto tempo il disturbo d’ansia fa parte della vita dell’individuo. Inoltre bisogna anche tenere presenti componenti ansiogene facenti parte della personalità e di altri disturbi correlati.
Quindi quello che vi serve è una diagnosi. Dunque questa è la risposta ufficiale. Una risposta più informale potrebbe essere: sì se non fa parte della vostra personalità. Tenete conto che anche in questo caso potrete abbassare il livello della vostra ansia fino a farlo diventare un sottofondo invisibile e, se intraprenderete un percorso curativo o autocurativo, potrete tenerlo sotto controllo praticamente per sempre senza l’uso dei farmaci.
Se invece l’ansia deriva da qualcosa di più specifico come un trauma che potremmo definire lieve e in assenza di altre patologie più gravi, allora diciamo che con un percorso curativo adatto in linea di massima dovreste poter risolvere il problema, anche definitivamente. Fermo restando, naturalmente, le eccezioni alla regola e la vostra motivazione al cambiamento.
Scopri come Sconfiggere l'Ansia e gli Attacchi di Panico

Il disturbo da attacchi di panico

Ma è vero che quando ci prende un attacco di panico vuol dire che soffriamo di disturbo di panico? Non è detto che avere un attacco ogni tanto siginfichi che soffriamo del disturbo associato. In parte questo dipende dalla risposta alla domanda se abbiamo o no la preoccupazione più o meno costante che si possa verificare il prossimo attacco.

La paura dell’attacco o, come è stata definita, la paura della paura, è una costante quasi indiscindibile dal disturbo di panico. Ma il manuale diagnostico delle cosiddette malattie psichiatriche avverte che, per convenzione, diciamo che una persona soffre di disturbo di panico anche se ha avuto quattro o più attacchi in un anno.

Insomma se una persona ha meno di quattro attacchi in un anno e non ha paura che possano tornare, perché dovrebbe farsi curare? Secondo le convenzioni diagnostiche non soffre di disturbo di panico.

Un attacco può anche essere considerato un momento di riflessione nella vita. Se ci pensate un attimo e chi lo ha avuto sa che è così, il fatto di avere avuto un attacco che mima perfettamente i segnali di un infarto, per esempio, la paura di morire, eccetera, e poi lo scoprire, dopo gli accertamenti del caso, che si tratta solo di un attacco di panico, induce ad alcune riflessioni profonde della vita, del significato delle cose quotidiane, degli affetti, della direzione in cui stiamo andando e così via.

Certamente possiamo dire che si tratta “solo” di un attacco di panico se abbiamo la fortuna che questo non si ripeta troppe volte e conseguentemente non degeneri in un disturbo di panico. Nel caso in cui questo non fosse che il primo di una serie di attacchi, allora gli episodi non devono essere presi alla leggera, ed è molto meglio farsi curare da subito che aspettare che il disturbo cronicizzi e diventi parte (malata) della vita di una persona.

Ma se capita come prima volta allora prenderlo alla leggera può essere la strategia migliore.

Autoipnosi per curare l'ansia

L’autoipnosi può essere impiegata con successo nella cura dell’ansia?

I disturbi d’ansia sono particolarmente adatti per l’ipnosi come terapia, sia per via del fatto che l’ipnosi agendo sul sistema parasimpatico, provoca un rilassamento generale del soggetto in trance, sia per la natura dissociativa dell’ipnosi, capacità questa particolarmente sviluppata in coloro i quali soffrono di disturbi d’ansia.

L’ultima affermazione merita una discussione approfondita che sarà fatta altrove. Per quanto riguarda l’ipnosi, c’è da fare i conti con la conoscenza erronea ma diffusa della possibilità di perdere il controllo in stato di trance.

La paura intrenseca nei soggetti ansiosi nei confronti di questa credenza, fa sì che apparentemente per il soggetto ansioso sia più difficile sviluppare una trance.

In realtà le cose non stanno così e, anzi, il soggetto ansioso che vuole sinceramente rilassarsi troverà lo stato di trance molto più facilmente raggiungibile e ancora più gratificante (per via dell’eserienza di rilassamento che riescono finalmente a provare in uno stato, sì modificato, ma vigile).

Il GAD - Disturbo d'Ansia Generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata, conosciuto anche come “GAD”, (dall’inglese Generalized Anxiety Disorder), viene comunemente conosciuto come disturbo a se stante dal manuale di riferimento mondiale per i disturbi psichiatrici e psicologici, manuale noto con il nome di manuale diagnostico statistico o, più semplicemente, DSM IV-TR, dall’inglese “Diagnostic Statistical Manual” versione IV, Text Revision.

Recentemente, sempre più esperti hanno cominciato ad esprimere dubbi sulla legittimità di tale classificazione. Il GAD, essi dicono, non presenta le caratteristiche di un disturbo a sé stante, per una serie di motivi. Si veda per esempio il grafico nella figura al lato.

Ma se non è un disturbo, allora, che cos’è? Un tratto di personalità, sostengono tali studiosi. Se questa ipotesi fosse verificata, alcune importanti conseguenze.

Il GAD non sarebbe curabile come malattia. Potrebbe solo essere attenuato e circoscritto.

Non avrebbe più senso somministrare farmaci Antidepressivi come viene fatto oggi.

Il GAD non dovrebbe più comparire tra i disturbi dell’ansia.

Fobie Semplici

Le fobie si possono dividere in semplici (o specifiche), agorafobia e fobia sociali. Questo secondo il manuale (il DSM IV-TR). In realtà, tuttavia, presentano molte differenze, non soltanto riguardo l’oggetto fobico, ma anche secondo modalità e problematiche.

Per oggetto fobico, in questo caso voglio comprendere non solo gli oggetti fisici veri e propri, ma anche situazioni, immagini, animali. Nelle fobie può essere presente una forte paura, immotivata nei confronti di qualcosa di conosciuto.

Ed è precisamente questo l’aspetto che differenzia la fobia dall’ansia più propriamente detta o, in alcuni casi, dall’attacco di panico. La fobia semplice, più specificamente, è irrazionale, spesso riconosciuta tale anche da chi ne è colpito, ed il suo oggetto fobico, è di per sé spesso innocuo, ma diventa terrificante solo per l’individuo che soffre di questo disturbo.

Nella fobia semplice, in genere, viene riscontrata anche una recondita e controversa ricerca dell’oggetto fobico da parte di tale individuo. È una ricerca sottile e inconscia che fa in modo che la persona si trovi alla fine sempre in un modo o in un altro vicino all’oggetto fobico.

L'ansia collettiva

L’allarme terrorismo ha scatenato e scatena, in tutto il mondo occidentale reazioni ansiose in una fetta della popolazione relativamente larga. Quali sono le persone che più di altre soffrono di ansia relativamente al pericolo degli attentati?

Secondo una riflessione rapida, tutte quelle persone già sofferenti di disturbo di ansia generalizzata sono sfortunatamente ottime candidate per ricoprire il nuovo ruolo di persone ansiose per il terrorismo. L’ansia per il terrorismo può assumere varie forme per varie situazioni.

Per esempio nella metro, nella grandi città, soprattutto Roma, oppure dove ci sono grandi raduni di persone come nelle manifestazioni, concerti, eventi sportivi. E soprattutto, naturalmente, negli aerei e negli aeroporti.

Le ultime disposizioni in materia di sicurezza, sicuramente dovute, non fanno che aumentare l’ansia nelle persone di cui abbiamo parlato prima. Dal 18 agosto del 2006, il bagaglio a mano che è consentito ha subito notevoli restrizioni per parecchie destinazioni.

Mentre questo provvedimento fa rabbia (nei confronti dei terroristi, per lo più) nella maggior parte dei passeggeri abituali e non, a tutta quella fascia di persone già menzionate, il procedimento mette soprattutto ansia.

Ansia perché significa che “oggettivamente” viaggiare in aereo è diventato più pericoloso, ansia perché non ci si può portare dietro le cose che attenuano la sensazione fastidiosa (come la bottiglia d’acqua) e ansia perché le persone cominciano ad avere l’impressione di avere sempre meno controllo sul viaggio in sé.

L'Immaginazione Guidata

Per combattere l’ansia esistono svariati metodi.

A parte quelli più ovvi come le varie psicoterapie, quello di cui voglio parlare oggi è un metodo relativamente nuovo nella sua delineazione attuale, ma sostanzialmente ben conosciuto all’interno di altri trattamenti come alcune psicoterapie (ipnotica ericksoniana, gestalt, cognitivo-comportamentale), il training autogeno, l’ipnosi tradizionale.

Essenzialmente un operatore suggerisce al soggetto che ha gli occhi chiusi, di trovarsi in un certo posto, di compiere alcune azioni e descrive il contenuto di tale fantasia con tutti i particolari ritenuti necessari affinché possa esserci un efficace risultato terapeutico.

Data la ridotta interattività tra operatore e soggetto terapeutico, l’immaginazione guidata si presta particolarmente bene all’uso per così dire “in differita” della guida dell’operatore e, pertanto, può essere possibile l’uso di nastri pre-registrati con immaginazioni guidate standard.

Scopri se hai la fobia sociale

I criteri per determinare che si tratta di fobia sociale sono i seguenti:

Paura marcata di una situazione in cui si è posti a contatto con persone non familiari o al possibile giudizio degli altri
Di fronte alla situazione sociale temuta il soggetto risponde sempre con ansia (panico, scoppi d’ira, irrigidendosi o sfuggendo dalla situazione)
Il soggetto riconosce che la paura è irrazionale
Le situazioni temute vengono evitate o sopportate con ansia e disagio intensi
Gli effetti negativi riguardo la situazione temuta (l’evitamento, l’ansia anticipatoria, il disagio) limitano il funzionamento del soggetto nella sfera lavorativa, scolastica o sociale.
Si è in presenza di un disturbo di fobia sociale se i fenomeni citati non sono ascrivibili ad una condizione medica, all’uso di sostanze o ad altro disturbo psichiatrico già diagnosticato.

L’ultimo punto, in particolare, ci dice che se siamo di fronte ad attacchi di panico, ma questi derivano dalla situazione sociale per la quale il soggetto sperimenta disagio, la diagnosi primaria non dovrebbe essere quella di disturbo di panico, ma di fobia sociale.

Rimedi per l'Ansia

E’ possibile combattere da soli l’ansia? Se non è troppo grave sì. Altrimenti bisogna rivolgersi ad uno specialista.

Alcuni principi guida sono: mangiare poco, non passare molto tempo davanti alla TV, fare un po’ di movimento fisico, leggere un libro.
La cosa più importante che bisogna imparare a fare è imparare a vivere il presente. Né il passato né il futuro, ma proprio il presente (Si veda l’articolo “La preoccupazione per il futuro”).

Vivendo il presente si evita di essere preoccupati dell’incertezza legata al futuro e alle aspettative, delusioni, timori per fatti che devono ancora accadere.

Quello che si dovrebbe cercare di fare, inoltre, è rallentare la velocità e cominciare ad assaporare le sensazioni e le emozioni del momento. Come fanno i bambini, per cui certi pomeriggi sono così lunghi che sembrano non finire più, e riescono sempre ad entusiasmarsi per delle cose che ai nostri occhi appaiono insignificanti.

Ecco, credo che se imparassimo a vedere il mondo e le nostre esperienze con lo sguardo dei bambini, forse riusciremmo a vivere il presente molto di più e con questa possibilità anche l’ansia diminuirebbe di parecchio.

Il futuro è ansia, il passato è depressione

Se una persona passa troppo tempo pensando al passato, sia bello che brutto, ha molte probabilità di essere depresso. Se una persona passa troppo tempo pensando al futuro, anche questo sia bello che brutto, ha molte probabilità di essere ansioso.

Bisogna cercare di vivere nel presente.

Questo non significa che bisogna vivere alla giornata come se il futuro non ci fosse o non ci riguardasse. Significa solo che non dobbiamo sospendere la nostra vita finché un determinato obiettivo o desiderio si realizzi.

Pensare costantemente ad ora ci permette di pianificare il nostro futuro e di prepararlo con le nostre azioni e il nostro comportamento di ora.

è proprio nel momento presente che determiniamo il nostro futuro ed è nel presente che che dobbiamo vivere la nostra preparazione di un obiettivo futuro, coscienti del fatto che stiamo creando qualcosa ora, ma non proiettati nel futuro.

E’ un po’ come fare un viaggio (la preparazione di un obiettivo) per arrivare in un posto (il nostro obiettivo). Il viaggio può essere lungo o corto, confortevole o scomodo, breve o lungo. Questo dipende sempre da noi stessi. Non mi riferisco ai fatti “obiettivi” in cui siamo vincolati ma alla nostra percezione di tali fatti.

L'Ansia Cattiva

Anche se può sembrare strano, sulle prime, parlare di ansia buona, forse è sufficiente richiamare alla mente che se ad una persona capita di sentire qualcosa di strano, come un odore di bruciato in casa, questo il più delle volte produce un tipo di ansia che definiamo buona in quanto è circostanziale e soprattutto temporanea. Cioè scompare una volta che il pericolo sia rientrato.

L’ansia diventa cattiva nel momento in cui:
si attiva con qualcosa che non è un reale pericolo
persiste oltre il tempo che l’organismo può tollerare senza comportare un deterioramento nel sistema omeostatico.

Prendiamo per esempio l’ansia da prestazione. Quando è poca, deriva solo da quel momento specifico ed è temporanea, cioè scompare dopo la prestazione medesima, allora è buona e serve a migliorare il rendimento in fase di preparazione e in fase di performance.

Quando è tanta, viene fatta crescere molto tempo prima della performance ed è perciò duratura, allora porta l’organismo ad attivarsi per un tempo troppo prolungato e si ha quella che Seyle definì sindrome generale di adattamento, che porta, se costante, un abbassamento dei livelli di efficacia del sistema immunitario.

La Solitudine e l'Ansia

Il grande numero di persone che siamo in grado di raggiungere (vedi articolo “L’ansia nella nostra epoca”) nella nostra epoca fa sì che di fatto ci sentiamo ancora più soli.

Paradossalmente, il fatto di venire a contatto con così tante persone, opinioni e stili di vita diversi, provoca una sorta di sovraccarico di scelte che ci rende ancora più difficile capire quale sia la scelta giusta. Il fatto che la nostra epoca sia così ricca di opportunità aumenta il nostro senso di inadeguatezza paragonandoci, per esempio alle persone “normali” che riescono a diventare ricchi o famosi, per esempio.

Oppure ci sentiamo inadeguati per i troppi modelli a cui siamo sottoposti quotidianamente dalla televisione, cinema, giornali. Le pubblicità che vengono studiate con cura per rappresentare il sogno segreto o palese delle persone “normali”, a volte non fanno altro che far aumentare quel senso di insoddisfazione insito in ciascuno di noi che viviamo in questa epoca dalle grandi opportunità.

Con il risultato che quando usciamo per strada e siamo in mezzo alla folla, al supermercato o nel traffico, qualcosa in noi si ribella e nella nostra solitudine diventiamo ancora più soli, cominciamo a prestare spasmodicamente attenzione al nostro interno, con lo stato d’animo triste di chi cerca disperatamente una via di fuga e a volte corriamo il rischio di avere un attacco di panico.

L'Ansia Oggi

Freud riteneva che il disagio dell’epoca in cui viveva, agli inizi del secolo scorso, fosse dovuto essenzialmente all’eccesso di ordine e alla repressione delle pulsioni.

Senza voler entrare nel merito di una delle teorie fondanti della psicoanalisi, ovvero della teoria delle pulsioni, semplificando di molto basti dire che una pulsione non è altro che un impulso fondamentale, buono o cattivo, il cui scopo è, da un punto di vista biologico, la sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Non sempre questo si traduce in un bisogno accettabile dal punto di vista culturale, sociale o desiderabile in generale, per cui ciò che in psicoanalisi viene chiamato “Io” deve costantemente mediare tra l’impulso primordiale (la pulsione) da una parte e la non desiderabilità di tale impulso (che può essere semplificata con un’altra istanza chiamata “Super-Io”). Questa perenne lotta porta l’uomo, nella concezione freudiana, a provare angoscia, tanto più forte quanto più impellenti sono questi bisogni.

Oggi la sensazione d’angoscia si ritiene che sia dovuta ad altre cause, prima fra tutte la solitudine. Paradossalmente, il fatto di vivere in un mondo ricco e attento al benessere dei cittadini come quello occidentale, non ci mette al sicuro dall’ansia portata dalla solitudine.

Oggi uno dei meccanismi di identificazione principali è ritenuto essere il fatto di essere riconosciuto dagli altri. Il ruolo che ciascuno di noi ricopre nella società, nei vari gruppi di appartenenza, determina ciò che noi stessi pensiamo di noi, in misura maggiore di quanto avveniva in passato, in quanto viviamo nell’epoca della comunicazione. Oggi comunicare non è mai stato tanto facile.

E’ addirittura relativamente facile, rispetto ad altri tempi, parlare a milioni di persone ed essere riconosciuto da questi, attraverso la televisione, in cui l’uomo della strada è in grado di crearsi un personaggio ed essere riconosciuto per la strada proprio per quello che fa e che dice in televisione.

EMDR: cura per Traumi psicologici Gravi

Da poco, praticamente meno di vent’anni, esiste una terapia rivoluzionaria, il suo nome è EMDR. Sta per Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, che vuol dire Desensibilizzazione e Rielaborazione con il Movimento degli Occhi, ma a dispetto del nome non implica necessariamente il movimento degli occhi come momento importante della terapia, ma si può fare anche in altri modi.

Solo all’inizio la sua autrice, Francine Shapiro, pensava che il movimento degli occhi fosse l’unico metodo per far sì che il cervello avesse l’energia necessaria per rielaborare l’evento negativo, poi si è scoperto che possono essere usate anche stimolazioni sensoriali tattili o uditive.

Nel caso in cui si scelga il movimento oculare, il metodo consiste nel sottoporre il paziente a diversi set di questi movimenti oculari mentre è concentrato sulle emozioni negative. Poi si rifà il tutto facendo concentrare il paziente sulle condizioni desiderabili. Ogni volta si fa autovalutare al paziente sia il grado di disagio che il grado in cui sente come veritiera la condizione desiderabile.

Anche se ancora questo approccio risulta controverso, soprattutto tra gli accademici, i risultati clinici sono piuttosto incoraggianti, soprattutto nella cura del disturbo post traumatico da stress. Chi ha subito un trauma, anche grave, come uno stupro, oppure è scampato alla morte, o ha visto morire qualcuno da vicino, in molti casi può risultare affetto da questo disturbo d’ansia. E se molte terapie non danno risultati affatto, in questo campo, l’EMDR sembra essere quella che ha la percentuale di successi più ampi, in parecchi studi comparati.